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In questi ultimi giorni siamo costantemente invasi di notizie che trattano un unico tema: il Coronavirus. Giornalisti, medici, politici e personaggi dello spettacolo continuano a sollecitare il nostro aiuto chiedendoci con ogni mezzo di comunicazione possibile di rimanere a casa.

Molti di noi, colti da paura e senso di responsabilità, hanno già messo in atto questo comportamento, attenendosi a quanto previsto dalle normative emesse dal dpcm del 9 marzo 2020. Molti di noi, ma non tutti. Ci sono ancora tante persone che, nonostante la gravità della situazione, continuano a mantenere abitudini di vita simili se non uguali a quelle precedenti l’emergenza.

E così ci si chiede come mai sia così faticoso rispettare delle regole, se pur molto rigide, ma imposte per la nostra sopravvivenza. Cosa spinge alcune persone a preservare il proprio stile di vita, dal momento in cui ogni giorno i medici si appellano al contributo di ognuno perché i posti in terapia intensiva sono terminati e il sistema sanitario rischia di non essere più in grado di salvare tutti?

Possiamo ipotizzare che in molti abbiano poco senso di responsabilità e di rispetto verso il prossimo, che in molti non vogliano rinunciare ai propri vizi o che si sentano immuni dalla possibilità di contrarre il virus, senza preoccuparsi che oltre a loro vi sono anche familiari, amici, conoscenti, concittadini che potrebbero invece avere una sorte differente.  Probabilmente in una piccola percentuale potremmo averci azzeccato.

Oppure possiamo pensare che forse ciò che ci viene richiesto non sia così facile per tutti. Forse questo uscire di casa nasconde un bisogno di fare e una paura di stare, di fermarsi, di prendersi del tempo per pensare e sentire come stiamo.

Viviamo in una società del fare. Molte persone impostano la loro vita attorno al lavoro, ai ritmi frenetici, agli impegni quotidiani che vengono incastrati con fatica e che non lasciano spazio ad un tempo per sé. Tutta questa organizzazione viene studiata e costruita con convinzione, conservata e sostenuta gelosamente, tanto da aver bisogno di rimpiazzare i pochi momenti liberi con altri impegni, pur di non fermarsi.

Quante volte abbiamo sentito le frasi “l’importante è non fermarsi” o “chi si ferma è perduto”. Quasi una filosofia di vita che oggi siamo costretti ad abbandonare.

E allora cosa succederebbe se rispettassimo davvero la restrizione di stare a casa?

Rimanere a casa significherebbe essere costretti a fermarci, a stare con noi stessi ed entrare a contatto con i nostri pensieri, con la consapevolezza di ciò che sta accadendo. Sentiremmo l’emozione della paura, che abbiamo cercato di negare e soffocare con i comportamenti e sentiremmo la noia, quella che abbiamo sempre evitato nei nostri ritmi frenetici. Dovremmo riorganizzare il nostro tempo, con il rischio di averne troppo.

Stare con noi stessi significa sentire e ascoltare le nostre fragilità, le nostre insicurezze, vuol dire conoscerci in un momento di difficoltà e scoprire nuovi aspetti di noi che possono non piacerci e che possiamo non essere in grado di gestire.

Tutto questo può spaventare e disorientare, tuttavia credo sia importante non tralasciare e valorizzare ciò che al contrario possiamo trarre da questa esperienza.

Possiamo scegliere di vivere questo momento così delicato come un’occasione, un’occasione per dedicarci a noi, al nostro benessere fisico e psicologico, scoprendo nuovi modi per prenderci cura del nostro equilibrio. E’ un’occasione per trascorrere più tempo con il partner, con i figli, riscoprendo la qualità dei rapporti e traendo la forza proprio da questi. E’ un’occasione per comprendere a pieno il valore dell’amicizia, prendendo consapevolezza di quali sono le persone che sentiamo di voler avere al nostro fianco e quelle a cui ci rivolgiamo maggiormente per ricevere un po’ di sostegno. E’ un’occasione per conoscerci meglio in un momento di difficoltà mai sperimentato prima, per scoprire le risorse che siamo in grado di mettere in campo. E’ un’occasione per sentirci parte integrante di una comunità e di un popolo che insieme sceglie di essere responsabile e solidale verso tutti gli operatori sanitari che in questo momento stanno svolgendo un lavoro prezioso. E’ un’occasione per amare ancora di più questa vita, perché “dietro ogni problema c’è un’opportunità” (Galileo Galilei).

Francesca Menchi