Mi ha colpito molto questo articolo letto tempo fa, in cui una giovane adolescente ha confessato di avere contratto il virus dell’HIV. In particolare mi colpisce l’età della ragazza e la completa “ignoranza” sulla questione delle malattie sessualmente trasmissibili (MTS).

Io sono cresciuta alla fine degli anni ’80, inizio ‘90 con il terrore, ancora sicuramente inconsapevole, delle siringhe nei giardinetti o nel cortile della scuola.

Ma ricordo di avere studiato con cura il virus dell’HIV. Non solo nelle ore di educazione sessuale ma anche in quelle di biologia alle superiori. Ne sentivo parlare, c’erano delle campagne pubblicitarie, forse sì un po’ forti, ma che sono ancora lì impresse nella mia mente. Poi certo ci sono voluti anni, e ce ne vorranno ancora, per togliere l’aura di discriminazione creata attorno ai malati di AIDS, forse a causa proprio di certi messaggi errati in quelle campagne. Ma oggi a 34 anni mi chiedo come una ragazza con metà dei miei anni possa non sapere dell’esistenza di questo virus. Soprattutto dei pericoli di avere rapporti sessuali senza protezioni.

L’importanza dell’educazione sessuale tra i giovani

Dove è andata finire quell’ondata di informazione ed educazione sessuale che per anni mi sembrava essere presente nelle scuole, nei media e nelle persone?

L’impressione è che a fronte di un consumismo sempre più diretto e precoce di contenuti pornografici, di comportamenti sessuali promiscui non esista poi alcuna consapevolezza in questi ragazzi. Come possono avere accesso internet a tutti contenuti del mondo e non avere informazioni sul sesso? Ho sentito adolescenti non sapere per esempio, quando è il periodo di ovulazione nel proprio ciclo, non sapere il funzionamento del proprio corpo e non averne alcuna cura.

Credo che questo argomento meriti riflessioni e attenzioni profonde. Non è solo mancanza di educazione sessuale, sento una forte mancanza di amore e cura verso il proprio corpo, di rispetto verso i corpi degli altri e un’eccessiva oggettivazione degli stessi. I rapporti sessuali come traguardi da raggiungere per passare all’età successiva, e non con quella componente di sperimentazione tipica dell’adolescente che scopre se stesso con e attraverso l’altro.

Oggi l’HIV si cura. Le persone vivono una vita dignitosa, ma solo se al contagio segue una diagnosi precoce. Se vivo ignorando di esporre il mio corpo a pericoli come potrò prendermene cura poi?

Per concludere mi chiedo se sia, non la mancanza di informazioni, ma piuttosto la mancanza di interesse spesso a far dilagare questo nuovo tipo di ignoranza, che è anche un’ignoranza relazionale dove io e l’altro finiamo per unire due corpi.  Tuttavia senza passare minimamente dall’anima, dalla psiche, dalla mente o come la voglia chiamare, oggettivandosi appunto in una non-relazione. Sessuale, d’amore, di amicizia, di sperimentazione che sia, l’incontro con l’altro è sempre e dovrebbe sempre essere una relazione.

Laura Vighi