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La grafologia è una tecnica che ha l’obiettivo di comprendere alcune caratteristiche psicologiche di un individuo attraverso l’analisi della sua scrittura. Nata come branca della fisiognomica, è Camillo Baldi ad essere considerato il primo grafologo, grazie alla pubblicazione del suo saggio “Trattato come da una lettera missiva si conoscano la natura e la qualità dello scrittore”, del 1622.

Il concetto base è che il gesto grafico sia direttamente guidato e influenzato da parte del cervello e, essendo un processo totalmente automatizzato, diventa in questo modo espressione della personalità dell’individuo.

Il mondo testuale è diventato il mondo dove vengono riposte emozioni, sensazioni, l’affermazione delle proprie identità, l’amore. […]”

Roberto Cotroneo

Ogni persona ha una propria grafia, diversa da quella di chiunque altro, dunque è come se esistesse un rispecchiamento tra chi scrive e come scrive.

Il grafologo coglie lo stato d’animo dell’individuo in base al tipo di movimento utilizzato per scrivere, ne studia il tratto (fra le caratteristiche analizzate vi sono per esempio la pressione e la direzione), cercando di comprendere se lo scrivente sia o meno spontaneo nell’atto.

Così come nel parlare gli uomini hanno voci diverse, anche nello scrivere non sono tutti uguali.”

(Aristotele)

Esistono principalmente 3 scuole di grafologia, che rispecchiano altrettanti approcci alla tecnica:

  • La scuola francese di Jules Crépieux-Jamin, il cui metodo fu successivamente sviluppato da Jean-Charles Gille-Maisani;

 

  • La scuola italiano, coi massimi esponenti Girolamo Moretti e Marco Marchesan;

 

  • La scuola tedesca di Ludwig Klages.

 

Per la scuola francese, ad esempio, ciò che viene osservato sono alcuni tratti peculiari della scrittura e il grafologo, partendo da una valutazione generale dello scritto per stabilire se è regolare o irregolare, passa successivamente ad analizzare determinate caratteristiche, come ad esempio forma e dimensione, che consentono di distinguere lo scritto maschile da quello femminile; la dimensione, in particolar modo, è legata all’autostima della persona; viene poi valutata la pressione (per comprendere se la vita affettiva dell’individuo è sana e ricca o difficile e arida di stimoli), la continuità (legata alla socievolezza e all’indipendenza), la direzione (se verso l’alto indica entusiasmo), la firma, e così via.

La scuola italiana, invece, analizza dapprima la scrittura nella sua globalità, valutandone il grado di leggibilità e ordine; successivamente passa all’analisi dettagliata dei segni, secondo la semiotica grafologica, quantificandoli; infine, raccolti tutti i segni, li si combina e da questi si costruisce il profilo della persona.

Anche la firma viene esaminata e il suo significato va sempre rapportato all’intero testo; solitamente la firma descrive il modo di essere intimo del soggetto e viene valutata la sua congruenza e conformità rispetto a tutto ciò che è stato scritto precedentemente dal soggetto.

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.”

Italo Calvino

di Elena Pane