In primo luogo la mente DSA o DSL non può raggiungere i cosiddetti “automatismi” di lettura, scrittura e calcolo, motivo per cui l’apporto energetico richiesto dal sistema cerebrale è notevolmente superiore alla norma.

Gli automatismi riguardano la capacità immediata (automatica, appunto) di unire in “stringhe olistiche” i piccoli dettagli rappresentati dalle lettere e dai numeri; l’emisfero destro, globale ed olistico, non avrebbe nessuna difficoltà relativa alla visualizzazione globale dei vari elementi, se non fosse che l’emisfero sinistro fatica ad elaborare ciascun dettaglio!

Nel caso in cui la lettura avvenga in modo “automatico”, il sistema attentivo attivato non è il Sistema Attentivo Superiore (SAS), che entra in gioco per tutti noi proprio nei momenti in cui dobbiamo avere la massima concentrazione per risolvere un problema di nuovo ordine, ma il sistema attentivo automatico.

Il Sistema attentivo Automatico (SA) ha una minore livello di efficacia rispetto al SAS, ma ha un dispendio energetico notevolmente più basso. Entra in gioco quando mettiamo in atto azioni interiorizzate in modo automatico nella nostra memoria, come l’andare in bicicletta, guidare, leggere, scrivere, far di calcolo per quanto riguardi “i fatti numerici”, ossia tutte le operazioni con le decine, le centinaia e le migliaia e tutte le azioni che corrispondono alla memoria procedurale.

Il Sistema Attentivo Superiore (SAS) invece, necessita di una notevole quantità di energia per poter funzionare, ma è sicuramente più efficace. Un esempio relativo all’attivazione del Sistema Attentivo Supervisore (SAS) può essere rappresentato da tutte le nuove situazioni che dobbiamo affrontare (una nuova strada da percorrere, un nuovo luogo da raggiungere, un cambiamento improvviso nella abituale e conosciuta prassi quotidiana), mentre un altro esempio può essere rappresentato dalle situazioni difficili, che necessitano di un’elaborazione estremamente dettagliata di ogni elemento.

I bambini e i ragazzi con DSA devono attivare sempre il Sistema Attentivo Supervisore, anche quando stanno compiendo un’azione semplice, come la lettura di una sola ed unica parola!

Ecco il motivo per cui i bambini e ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento si stancano in tempi eccessivamente brevi, si affaticano con poco e perdono molto facilmente la concentrazione. La loro vita viene vissuta con il triplo della fatica e del dispendio energetico, avendo di conseguenza bisogno di continue “pause” dalla concentrazione e di compiti brevi. Il loro migliore “allenamento scolastico” è “fare poco, fatto bene”; non si alleneranno mai affaticandosi con testi di lettura o di produzione scritta troppo lunghi per il loro calibro energetico, poiché non rimarrebbe energia alcuna per la comprensione del testo, della consegna o per l’elaborazione ragionata di ciò che hanno studiato. Lo stesso meccanismo si ripresenterebbe con i compiti espressi in modo troppo complesso, confusivo o dove la mente deve vagliare tra troppe “scelte” di soluzione.

Per questo motivo il Sistema legislativo Italiano si appoggia alla legge N.170 del 2010: per permettere a questi ragazzi di ottenere gli strumenti necessari alla didattica. Uno di questi strumenti è l’aumento del tempo per ogni compito, o, in alternativa, la dispensa dal 30% del lavoro (sia a casa che a scuola), oltre al dimezzamento degli argomenti da portare in verifica o nelle interrogazioni (verifiche ed interrogazioni “spezzate” in due o più momenti).

Il calo della mole di impegno riesce così a compensare l’enorme energia utilizzata da questi ragazzi, permettendo loro di poter raggiungere il livello di votazione e di riconoscimento scolastico adeguato al reale apprendimento, paragonabile a quello dei compagni. Se non vi fosse l’utilizzo degli strumenti compensativo-dispensativi, infatti, per il ragazzo DSA non risulterebbe adeguata la valutazione didattica, che si attesterebbe al di sotto del vero livello di studio e apprendimento del ragazzo.

Per l’esattezza: un ragazzo che presenta una fatica da DSA spenderà circa l’80% di energia per la decifrazione dei grafemi, risparmiandone solamente il 20% per poter ragionare sulla consegna degli esercizi o sulle informazioni presenti nella sua memoria a lungo termine, da vagliare e recuperare, esporre e delineare; un ragazzo che non presenta una fatica da DSA mostra una proporzione esattamente opposta, ossia ha uno spreco del 20% di energia al massimo per decifrare i grafemi o i fonemi, risparmiandone come minimo l’80% per ogni tipo di ragionamento e realizzazione di compiti conseguenti.

Dott.ssa Crivelli Monica

Psicologa, Neuropsicologa, Psicoterapeuta costruttivista