La corteccia cerebrale è divisa in quattro lobi: frontale, temporale, parietale ed occipitale. Questi lobi, a loro volta sono divisibili in varie regioni (o aree) e furono classificate dal fisiologo tedesco Brodmann.

Le aree sono 52 e ad ogni area corrisponde una funzione neuropsicologica, ad esempio: area del linguaggio in uscita, area del linguaggio in entrata, area del riconoscimento dei volti. A scoprire lo stretto collegamento tra la struttura celebrale e il suo funzionamento sono stati grandi medici della storia che hanno ispezionato cadaveri che in vita riportavano disturbi neurologici molto specifici, inerenti alle specifiche aree sopra descritte.

La scoperta della connessione tra il lobo frontale (parte orbitale) e la capacità di filtrare i nostri pensieri prima di agire, riguardò un grave incidente accaduto ad un minatore di nome Thomas Gage, il quale riportava un comportamento “volgare e disinibito” a fronte di una vita trascorsa in maniera composta ed educata.

Chi è il “paziente Tan”?

Un secondo personaggio famoso nella storia della neuropsicologia è il cosiddetto “paziente Tan”, il quale in seguito ad un ictus nell’area di Broca (area del linguaggio in uscita), non riusciva più a formulare parole, frasi, linguaggio, nonostante la mantenuta capacità di comprenderlo.

Queste straordinarie scoperte ci hanno permesso di capire quanto il nostro cervello sia completo e iperspecializzato, grazie alla sua asimmetricità, ma, come lato opposto della medaglia, non protetto in casi di Stroke (Ictus o traumi cranici).

In conclusione: gli esseri umani sono sempre più evoluti e sofisticati e allo stesso tempo sempre più delicati e a rischio di disfunzionalità.

Dott.ssa Crivelli Monica

Psicologa, Neuropsicologa, Psicoterapeuta costruttivista