Svegliarsi la mattina ed essere colpiti da una preghiera indiana che fa riflettere e pensare:

Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare

Non chiudermi in una gabbia, per la paura di perdermi

Amami con l’umile certezza del tuo amore ed io non andrò via

E se sarai con me, io ti insegnerò a volare

E tu mi insegnerai a restare

 

La metamorfosi dal bruco alla farfalla è un dono della natura.

Il leggero e lieve battito d’ali è paragonabile alla sensazione che si prova quando vediamo una farfalla volare, volare lontano lontano, senza mai fermarsi e senza pensieri.

Capita spesso di trovarsi in situazioni piene di rabbia, di ira, dove l’unica cosa che si vorrebbe fare è scappare. Ma scappare non aiuta, perché prima o poi i problemi ritornano.

Spesso mi trovo a immaginare la farfalla, nelle sue migliori colorazioni e movimenti, come un maestro che mi porta lontano, poggiandomi su un fiore del mio giardino, per poter ascoltare il mio cuore e la mia parte interiore, concentrandomi su me stessa, soprattutto per ritrovare la mia serenità interiore.

 

Riuscire ad immaginare di avere dentro di noi un maestro, tanti maestri, che aiutano a superare in maniera serena qualsiasi difficoltà, accende la nostra luce interiore e fa emergere le nostre paure. Ma con la sensazione di volare, si riesce a rendere briciole quelle paure, quelle sensazioni che ci tolgono il sorriso.

Perché? Perché se siamo doni della natura anche noi, non riusciamo a sorridere sempre?

Perché dobbiamo cambiare approccio verso questi momenti, concentrandoci sul nostro presente e lasciare andare quelle sensazioni brutte che si generano dentro di noi.

Allora immagino di essere una farfalla, ma non una farfalla qualsiasi, la più bella che la natura ci abbia mai concesso, perché la sensazione che lascia è inspiegabile.

Ma soprattutto ci porta ad amarci con la delicatezza, la leggerezza di un battito d’ali.

Ma con la forza, la grande forza che è dentro ognuno di noi.

Sonia Distaso