La separazione di due genitori è spesso sentita dagli adulti coinvolti come necessaria e inevitabile, una scelta non desiderata ma dovuta, l’esito di una relazione ormai caratterizzata da incomprensioni, litigi, tradimenti, bugie, o anche solo da lontananza affettiva, dal sentirsi non più complici, da esigenze di vita differenti, da incomunicabilità. Certamente, anche se entrambi sono concordi nel ritenerla l’unica strada percorribile, la separazione porta con sé un grande dolore, un dolore che assume forme e manifestazioni differenti, uniche e soggettive, ma che in ogni caso si caratterizza come qualitativamente differente dal dolore provato dai figli.

Se per gli adulti infatti, la sofferenza è connessa in larga parte al fallimento di una promessa reciproca, di un progetto di vita e di crescita personale e famigliare, per il figlio riguarda qualcosa di molto più profondo e fondamentale: il suo senso di sicurezza.

“Cosa ne sarà di me?”

Ciò che un bambino vive è infatti una minaccia al proprio senso di sicurezza, una sicurezza che ritrova ogni giorno nella routine quotidiana, nelle piccole abitudini, nella certezza che mamma e papà stanno insieme e che non si lasceranno mai, perché questo è ciò di cui ha fatto esperienza ed è ciò che lui, fino a quel momento, ha conosciuto. Inoltre, un bambino non è ancora in grado di concepire i suoi genitori come un uomo e una donna, per lui esistono solo nel loro ruolo genitoriale come papàe come mamma. Per cui, se si separano, lo fanno in qualità di mamma e di papà e ciò che teme di più è che lasciandosi smettano di essere tali.

“E adesso cosa accadrà?”

Quando due genitori si lasciano, la vita del bambino viene sconvolta da grandi cambiamenti e l’emozione che prevale nel suo mondo emotivo è la paura. Quella stessa paura che ognuno di noi proverebbe se, camminando lungo un sentiero conosciuto, improvvisamente cadesse giù da un dirupo ritrovandosi solo, in una nebbia fitta, dove risulta impossibile vedere e pre-vedere ciò che lo aspetta di fronte a lui. Pensiamo a quanto sarebbe rassicurante in una situazione del genere avere una bussola in tasca, che ci aiuti ad orientarci per ritrovare la strada e sentirci di nuovo al sicuro, nell’attesa che la nebbia si diradi e che torni a splendere il sole.

“Siate il nord e il sud della mia bussola”

E’ importante dirci che non è la separazione in sé a provocare ferite psicologiche e gravi danni nei figli, ma lo sono le modalità distruttive con cui talvolta questa viene gestita e lo stato dei rapporti tra i genitori, quando a caratterizzarli sono il rancore, il bisogno di vendetta o la pretesa di essere risarciti (un risarcimento emotivo più che economico) poiché queste dinamiche ricadono sulla relazione con il figlio, che finisce con l’essere lo strumento attraverso cui portare avanti la propria battaglia.

Pertanto, sebbene un senso iniziale di destabilizzazione sia pressoché inevitabile per il bambino proprio perché la separazione determina un brusco e improvviso cambiamento in ciò che per lui è familiare, questo può essere recuperato, in un tempo che varia a seconda della capacità dei genitori di allearsi e di cooperare nella definizione di un progetto educativo condiviso.

Perché ciò di cui ogni figlio ha bisogno è amore, protezione e orientamento, sia che i suoi genitori vivano sotto lo stesso tetto, sia che decidano di lasciarsi. È di sentire che non sarà mai solo mentre percorre una strada che lo spaventa e che mamma e papà continueranno ad essere i punti cardinali sulla sua bussola.

Elisabetta Perego