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Una delle cose che più sconvolge l’immaginario collettivo è l’idea che una mamma possa uccidere i propri figli, proprio perchè questa azione estrema viene identificata dai più come “contro natura”. Eppure i nostri telegiornali non riportano queste notizie così raramente: le bimbe buttate nel Tevere, l’infermiera che recentemente ha ucciso i suoi piccoli e non da ultime storie come quella del delitto di Cogne.

Ma come è possibile? 

Diverse possono essere le motivazioni che spingono una mamma ad uccidere i suoi stessi figli.

Ma innanzitutto va sottolineato che l’amore materno non è qualcosa di istintivo. Molti sono infatti, i fattori che concorrono alla creazione di una sana e serena relazione madre/figlio.

Tra questi gli studiosi riportano un’elevata importanza dei fattori ambientali. Si vede, infatti, come sia più frequente trovare queste tipologie di omicidi in strati sociali caratterizzati da povertà e scarsità di risorse materiali ed emotive che rendono insufficienti le risorse parentali e quindi le capacità di occuparsi dei propri figli.

In questo scenario si situano anche le madri che a loro volta hanno subito maltrattamenti dalla loro madre e che arrivano a riprodurre sul proprio bambino le violenze subite, delineando così una tragica trasmissione intergenerazionale di un pessimo stile di accudimento.

Oltre a questo aspetto più sociale, dobbiamo considerarne uno più evoluzionistico. Alla base della scelta di diventare genitori, vi è la necessità, insita nell’essere umano, di vedere tramandare il proprio patrimonio genetico di generazione in generazione. Di conseguenza si tende a prediligere i figli “sani” ovvero quelli che hanno più probabilità di assolvere a questo compito. Studi dimostrano come spesso si prediliga investire sui figli maschi anziché sulle femmine proprio per questa ragione.

Ma cosa succede se un figlio è malato o ha delle caratteristiche fisiche che suscitano il malcontento della madre? 

Spesso sta proprio questo alla base di questi omicidi.

Nell’analisi di questo fenomeno non va non considerata la depressione o più nello specifico la depressione post pasturm, che porta la mamma a desiderare di salvare i propri figli da un futuro identificato come sicuramente nefasto.

In queste situazioni è fondamentale il ruolo del padre e dell’intera famiglia che se preparata e presente è un fondamentale elemento protettivo al verificarsi di questa circostanza tragica.

Ecco quindi individuate alcune delle caratteristiche che possono portare a vivere questa situazione scioccante.

E allora non è forse più utile chiedersi come è possibile intervenire in tempo? Come è possibile sostenere queste mamme? Come aiutare i loro familiari a chiedere aiuto?

Spesso questa richiesta di aiuto viene vista come l’ammissione di un problema connotato da vergogna quando invece consentirebbe di salvare delle vite.

Ancora troppo poco nel nostro paese vi è la volontà di chiedere un aiuto specialistico e la presunzione di riuscire a farcela da soli.

È utile quindi sottolineare Il mito “dei panni sporchi si lavano in casa” deve essere superato soprattutto in queste circostanze.

Dott.ssa Cristina Cavalli