Nelle situazioni di violenza domestica, spesso le coppie sono così prese dai loro problemi che si dimenticano di avere un bambino tra le loro mura e “fingono” che non ne sia coinvolto. In realtà, in terapia capita spesso che i figli riportino ricordi nitidi di ciò che accade: le urla, il rumore degli oggetti che si rompono, il pianto soffocato della madre.
La violenza assistita non richiede necessariamente che il bambino veda l’atto fisico; è sufficiente che ne percepisca l’atmosfera di paura e tensione. Questo clima mina profondamente il senso di sicurezza del minore, portandolo a sviluppare ipervigilanza, disturbi del sonno o dell’umore. I bambini spesso si sentono in dovere di proteggere il genitore vittima, invertendo i ruoli (parentificazione) e portando un peso emotivo troppo grande per la loro età. È fondamentale che gli adulti comprendano che la casa, che dovrebbe essere il luogo più sicuro, diventa per questi bambini un campo di battaglia da cui non possono fuggire.